PREPARAZIONE PSICOLOGICA

PREPARAZIONE PSICOLOGICA DEL TIRATORE DA COMPETIZIONE

 

La preparazione psicologica del tiratore e fondamentale nel tiro con l’arco perche questo ri­chiede all’atleta una calma notevolissima che gli consenta una mira tranquilla e un rilascio pre­ciso.

1) Che cos’e la TENSIONE

E’ un accumulo di emozioni (reazioni emozionali all’ambiente, all’allenamento, ecc.) che porta alla deviazione mentale e al panico organico.

A)                              Deviazione mentale (deviante)

Il tiratore e preso dal panico e cio si traduce generalmente nell’impossibilita di effettuare corret­tamente il movimento voluto; dopo le prime frecce egli non ritrovera piu la posizione del brac­cio dell’arco ne il suo rilascio abituale. Inoltre sara incapace di riflettere su come riassumere la esatta posizione e correggersi. La sua attenzione sara attirata da elementi estranei al tiro che as­sociandosi alle riflessioni sulla posizione gli impediranno il coordinamento delle idee.

B)                              Panico organico

  • muscoli lisci: lo spasmo di questi portera alla costrizione del plesso solare (sensazione di bolo), spasmi gastro-intestinali.
  • muscoli striati: tremito emotivo, brividi con battito di denti, irregolarita del ritmo cardiaco.

Il TONO MUSCOLARE e il ruolo dell’ EMOTIVIT A

Il tono muscolare e lo stato di contrazione leggera e permanente dei muscoli striati che assicura l’equilibrio del corpo nel riposo, nel movimento e nel mantenimento della disposizione ai mo­vimenti (tono di riposo e tono di sforzo). Esso e sostenuto da eccitazione nervosa a livello delle fibre muscolari che seguendo la frequenza e il numero delle fibre muscolari impegnate produ­cono una tonicita piu o meno importante di tutto il muscolo.

Questo tono e regolato dai centri superiori (cervello e cervelletto).

In caso di deviante mentale le informazioni date dai centri superiori saranno soverchie e po­tranno causare:

  • un tono esasperato dei muscoli a riposo
  • una inibizione tonica dei muscoli in lavoro
  • una perdita di equilibrio di lavoro per cattiva ripartizione del tono (gesto atletico poco utile o poco economico)

Questi sono i differenti fenomeni psicologici e somatici provocati dall’emozione.

2)  Cause della TENSIONE EMOTIVA

A) Insufficienza di possibilita di adattamento. In questo caso l’individuo non riesce a trovare una soluzione soddisfacente al problema posto.

a.        Il nuovo: il tiratore si trova in una situazione nuova che non gli si e mai presentata durante l’allenamento. Da questo principio si puo dedurre che piu il tiratore e inesperto piu si trovera di fronte a situazioni nuove e piu sara esposto a forti emozioni. Questo gia ci dimostra l’importanza di un allenamento che metta il tiratore in grado di essere preparato a tutte le possibili situazioni. Per questo motivo il periodo di apprendistato gioca un grande ruolo.

b.        L’insolito: “Vi sono delle situazioni, che anche se si ripetono, sono sempre nuove perche ad esse non esistono delle valide risposte” P. Froisse. Esempio: un rumore violento.

c.        L’improvviso: “La grande causa dell’emozione e la sorpresa” P. Janet. Esempio: l’ora della gara e rimandata: cosi il tiratore sara impreparato e non avra tutte le soluzioni adeguate alla nuova situazione e si trovera disorganizzato.

B) Eccesso di motivazione. Eccesso di motivazione prima dell’azione: quando per il tiratore c’e in palio una selezione, un titolo, un incontro internazionale. In questi casi il tiratore e condizionato da una situazione che egli sopravvaluta: questa motivazione gli impedisce di di­staccarsene e di pensare ad altro.

a)        L’aggressivita:

1)       nella vita quotidiana: si manifesta quando c’e una frustrazione, cioe quando un ostacolo fisico, sociale o immaginario interrompe la marcia verso uno scopo;

2)       nello sport: durante la competizione l’aggressivita puo essere provocata da una osservazione dell’allenatore, da un atteggiamento antisportivo dell’avversario, da una pretesa ingiustizia dell’arbitro.

b)       Il ritiro e l’evasione: le cause sono le stesse dell’aggressivita con la sola variante che l’individuo si comporta in modo diverso: egli smette di tirare, non si batte piu o, addirittura, abbandona il terreno di gara.

c)        Le emozioni condizionate: alcuni tiratori provano emozioni sempre nello stesso momento della gara. Esempio: il tiratore che conduce per tutta la gara e poi, invariabilmente, si lascia rimontare dall’avversario.

d)       Le emozioni per contagio: la paura e contagiosa come la gioia. In una squadra, se un tiratore e particolarmente ansioso, le sue emozioni possono comunicarsi agli altri componenti della squadra.

Queste appena esaminate sono le cause principali di emozioni molto forti. L’allenatore deve co­noscere alla perfezione le reazioni emotive di ciascun tiratore allo scopo di poter insegnare allo stesso ad allontanarle qualora insorgano durante la competizione.

3)  Quali sono i MEZZI A NOSTRA DISPOSIZIONE

L’allenatore dovra in primo luogo insegnare al proprio tiratore a dominarsi quando insorge un ostacolo. In una certa misura, a dominare le sue emozioni. Cio vuoi dire migliorare la sua con­centrazione. Saper orientare i propri pensieri in modo da non lasciarsi travolgere da essi.

Un primo lavoro puo essere intrapreso al di fuori dell’allenamento propriamente detto: e la pra­tica del rilassamento.

Il rilassamento e un modo di ottenere una buona concentrazione insieme ad una buona forma fisica. E’ anche una tecnica di ricerca del riposo piu efficace (prezioso durante la notte che pre­cede una competizione) e nello stesso tempo dell’economia delle forze nervose utilizzate nell’attivita generale dell’individuo.

Bisogna distinguere il rilassamento dalla decontrazione: il primo riguarda l’insieme della nostra vita fisiologica (vita vegetativa e vita di relazione), la seconda concerne esclusivamente i mu­scoli striati.

4)   IL RILASSAMENTO

Si possono distinguere due varianti del tipo occidentale:

A)      Analitico: rilassamento analitico secondo il metodo Jacobson.

E utilizzabile sia nello sport che nella vita quotidiana. Il suo scopo e quello di far per­cepire al tiratore sensazioni di contrazione in gruppi muscolari stabiliti. Questa pratica conduce al rilassamento psichico per mezzo del controllo della muscolatura e delle espressioni.

Il tiratore imparera a conoscere i gruppi muscolari di cui deve servirsi e quelli da isola­re per mezzo di una decontrazione locale volontaria allo scopo di effettuare il movi­mento con il minimo sforzo.

B)      Globale: Traning Autogeno secondo il metodo Schultz.

E una modificazione volontaria dello stato tonico di tutto il corpo per mezzo della concentrazione della coscienza su certe scelte cinestetiche. Esempio: il tiratore durante una gara immagina di essere solo e che il campo e il solito campo dove abitualmente si allena. Con un allenamento finalizzato a questo rilassamento globale, egli arrivera ad eliminare le cause emozionaI i esterne ed, eventualmente, a ritrovare la calma, la concen­trazione e la sicurezza.

Ma la base di tutte le tecniche di rilassamento sta in una respirazione corretta e com­pleta: una vola che il tiratore avra imparato a controllarla vedra sparire il nervosismo e apparire il controllo.

C)      Lo YOGA: Contrariamente a quanto si crede non e una religione o una ginnastica specializzata per amanti di contorsioni originali ma semplicemente un metodo di vita, di un ideale raggiungibile attraverso differenti strade. In effetti, esistono almeno lO spe­cie di VOGA. Quello che a noi interessa e l’AHTHA VOGA. Gli scopi di questo sono la padronanza del corpo, il suo rilassamento e la concentrazione mentale. Questi risul­tati si raggiungono per mezzo di movimenti appropriati chiamati ASANAS.

La padronanza fisiologica permette di raggiungere la padronanza psicologica che a sua volta favorisce la realizzazione dell’ideale di ciascuno. Il controllo di se raggiunto con gli esercizi ASANAS, eseguiti con speciale attenzione, conduce il praticante a vedersi agire nei suoi movimenti, cioe lo conduce a scoprirsi come egli e realmente e non come pensa di essere, ed in seguito, a padroneggiarsi, a gestirsi e, se lo desidera, a modificarsi.

Con questo lavoro di studio su se stesso, il praticante sviluppa parallelamente la sua capacita di concentrazione poiche egli e obbligato a fissare la propria attenzione su un solo oggetto: il proprio corpo.

Man mano che acquista la padronanza del proprio corpo e sviluppa la capacita di con­centrazione, egli rallenta anche il processo del proprio pensiero, cosa che gli permette di comprendere meglio la propria persona (come personaggio-personalita) sempre piu profondamente.

In questo modo egli imparera, per esempio, che decontrazione non significa rilassamento: perche si puo essere apparentemente pa­droni di se e non lasciar traspari­re alcunche, cioe essere non con­tratti, ma poi bollire internamen­te per un nonnulla.

Non e necessario fare movimenti complicati per raggiungere questi risultati: dei semplici esercizi ci condurranno alla meta con la so­Ia condizione di lavorare regolar­mente e con costanza. Il rilassa­mento dovra essere effettuato do­po ogni allenamento, la vigilia e nel corso della competizione.

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5)   L’ATTO VOLONTARIO

A)                              Rappresentazione globale del movimento: deve essere effettuata non attraverso la rappresentazione dettagliata ma attraverso una sintesi sensoriale; una percezione d’insieme scaturisce da una vera memoria del movimento globale ma che maschera, in realta, la somma di dettagli muscolari della coordinazione motoria, di impressioni sensoriali e sensitive corrispondenti a questo movimento. Questa fase si situa durante l’allenamento e nel corso dell’apprendimento della tecnica in modo che il tiratore abbia la percezione globale del gesto tecnico da effettuare.

B)                              Intenzionalita di eseguire il gesto: da dove proviene l’intenzione? che cos’e? e che cosa la provoca? A questo punto sembra che sia giunto il momento di porre il fondamentale problema della vo­lonta: l’intenzione esiste solo se esiste una motivazione corrispondente.

C)                              Esecuzione materiale del movimento: lo svolgimento stesso del movimento.

6)   IL RUOLO DELL’ALLENATORE

L’allenatore deve conoscere le motivazioni del suo tiratore in modo da organizzare un allena­mento finalizzato al raggiungimento dello scopo. Se lo scopo proposto dall’allenatore non si adatta alle motivazioni del tiratore i progressi di quest’ultimo saranno limitati.

“In effetti noi constatiamo che l’Io si identifica sempre con l’atto volontario quando un con­testo favorevole pone in sintesi armoniosa:

·          interessi e supporti affettivi

·          atti e supporti organici

·          mezzi e supporti oggettivi

La distruzione dei rapporti tra questi tre fattori genera ineluttabilmente una limitazione di espressione.” R. Cheppnis

A partire dalla presa di coscienza dell’importanza della motivazione, l’allenatore deve tener conto anche dell’eta del tiratore, poiche gli, interessi non possono essere gli stessi per tiratori di differente eta. In effetti il tiratore ha una attitudine selettiva preferenziale riguardo gli oggetti e le situazioni ambientali. In presenza di un certo numero di oggetti e di situazioni, alcuni sono ac­cettati e altri respinti. Questa relazione da al comportamento la sua direzione e d organizzazione. Si puo dire percio con P. Fraisse che “la motivazione e la sorgente di attivita e di direzione, essa attribuisce valori positivi o negativi.” Questi valori variano a seconda del sesso, dell’eta, dello sport, del mezzo sportivo scelto. L’allenatore deve sempre orientare il suo lavoro in rap­porto alle motivazioni scelte dal tiratore nella realizzazione del suo sport.

Questo scopo spesso si collega ad un altro risultato che il tiratore vuole raggiungere in funzione di esigenze sociali.

L’interpretazione freudiana della motivazione e piu negativa. Questa sarebbe, infatti, frutto di dispiacere e di angoscia. Il tiratore vive lo sport come un intenso episodio di vita: egli vuole es­sere potente e a volte dominatore.             ­

Uno sportivo, dunque, puo praticare lo sport al solo fine di sentirsi superiore.

E’ da notare che il bisogno di divertirsi e piu forte nei giovani: questo fatto, riferito al tiro con l’arco, pone alcuni problemi a causa del limitato dispendio di energie.

In ogni caso l’allenatore dovra trovare degli esercizi che diano al ragazzo la possibilita di espri­mersi: dovra essere lasciato piu libero quanto alla tecnica pura ed allenato maggiormente sul fi­sico. Per i ragazzi di 14 anni e gli adolescenti il problema e differente: verso i 13-14 anni gli adolescenti hanno un certo pudore del proprio corpo e quindi l’interesse si sposta su problemi piu teorici quali, appunto, la tecnica. A questo punto sorgono parecchie necessita:

·          la ricerca dell’estetica che si esprime nella necessita di avere una tecnica perfetta

·          l’affermazione di se: bisogno fondamentale al quale risponde ogni agonista. Lo sportivo mette costantemente in questione se stesso per la propria attivita intanto che essa implica la ricerca della efficienza sotto qualsiasi forma questa si esprima.

Ma questa affermazione di se stessi prende un carattere specifico come spiega Buet:

Nello sport non si ottiene l’affermazione di se se non la si collega ai rapporti concreti con gli altri (avversari, pubblico, ecc.), in funzione. di ostacoli (naturali o artificiali), di regole (che ci sono imposte).

In realta, l’affermazione di se non potra realizzarsi se non dopo una vittoria sugli elementi esterni (il comportamento disturbatore del pubblico o quello antisportivo dell’avversario, dolori, ferite, ecc.).

L’affermazione di se puo avere molte sfaccettature: in parole semplici, questa puo essere una tendenza dell’Io a darsi il motivo dell’esistere, e quindi per lo sportivo una sorta di liberazione. Ed e anche una scoperta di se stessi e delle proprie possibilita. Questa curiosita intorno al pro­prio lo porta lo sportivo a ritornare sulle frontiere delle proprie possibilita e a porsi traguardi sempre piu difficili da raggiungere.

Peraltro, la tendenza a conoscere se stessi, e estremamente sollecitata dato che l’atleta deve sempre prevedere le proprie emozioni, attenersi strettamente agli allenamenti ed infine autoge­stirsi alla perfezione.

7)   L’ ALLENAMENTO

·          In primo luogo bisogna abituare il tiratore ad essere autoresponsabile: egli, cioe, non deve essere teleguidato dall’allenatore senza comprendere che cosa stia facendo e perche.

·          Dopo la gara il tiratore deve essere in grado di analizzarne le fasi.

·          Adottare una tattica prima e durante la gara e cercare di attuarla.

·          L’allenamento non deve svolgersi sempre nella stessa maniera: l’allenatore deve elaborare un piano di lavoro articolato in funzione delle gare.

·          L’allenatore tiene conto del comportamento del tiratore durante le competizioni prima di elaborare il piano di lavoro.

·          Si controlli costantemente l’efficienza del tiratore. Ad esempio se egli non e costante,bisognera lavorare in questa direzione.

Conclusioni

Abbiamo dato degli esempi che devono essere elaborati per l’allenamento e per il rafforza­mento della volonta. Questa lista, pero, non e esaustiva: l’elaborazione del piano di lavoro per rafforzare la volonta non puo essere eseguita se non in funzione del problema psicologico e quindi individuale. Di conseguenza non possono essere date altro che linee conduttrici per un piano che solo l’allenatore puo specificare. Percio, quest’ultimo e tenuto a conoscere perfettamente il suo tiratore, ovverosia i motivi che lo spingono verso il tiro con l’arco, tenendo conto che sono molto numerosi, variati, e spesso non confrontabili con i suoi.

Da questo dato fondamentale l’allenatore osservera l’atleta tirare in competizione e registrera le situazioni che sono vissute piu emotivamente da questo. In base a queste osservazioni potra abituare il tiratore a queste emozioni e di conseguenza migliorera la sua concentrazione. Quest’ultima, chiaramente, migliorera anche col migliorare della tecnica.

In realta, il tiratore si deve poter concentrare sulle immagini mentali e sugli schemi di movi­mento corporeo che determinano il gesto finale. Per questo motivo il tiratore deve conoscere perfettamente la tecnica onde non avere ulteriori problemi inaspettati in competizione.